Ksatriya Dharma - Scuola di Arti Marziali per la Formazione di Guerrieri
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Lo yoga

Introduzione allo Yoga

Lo yoga, letteralmente "unione con l'Assoluto", è uno dei sistemi ortodossi della filosofia indiana.

Nel sesto capitolo della Bhagavad-gita, che è considerata dai grandi maestri la massima autorità sulla filosofia dello yoga, Sri Krishna indica ad Arjuna il significato dello yoga come liberazione dalla sofferenza e dalla sventura.

 

 

Quando la mente, l'intelletto e l'io di un uomo sono sotto controllo, liberi dall'angoscia e dall'ansia così da riposare nel proprio sé, questi diventa uno yogi (un uomo che è in unione con l'Anima Suprema). Come la fiamma di una candela non trema quando no soffiano venti; così è per lo yogi che controlla la sua mente, la sua intelligenza e il suo io.


 

 

Perché lo yoga nella nostra Accademia?

Nell'Accademia Ksatriya-Dharma, la pratica dello yoga è integrata con la pratica dell'arte marziale, così com'è sempre stato in origine nell'età vedica.

Un guerriero deve essere senza dubbio in grado di controllare la mente, il corpo e il richiamo dei cinque sensi se vuole diventare perfetto. Basta guardare il significato e il percorso delle otto fasi dell'Astanga-yoga, per comprenderne l'importanza e le qualità che i guerrieri devono sviluppare. La pratica dello yoga è dunque essenziale per raggiungere questo scopo.

 

 

 

Il Sankhya yoga

Il Sankhya yoga è la via dell'approfondimento del sé, che conduce l'uomo al bhakti-yoga, lo stadio più elevato di tutte le pratiche yoga.

Praticare il bhakti-yoga significa conoscere la propria natura e agire di conseguenza. Lo yoga è il metodo che ci permette di unirci al Supremo e di entrare in armonia con tutto ciò che ci circonda e consiste in una serie di attività che conducono alla più alta perfezione dell'esistenza. Lo yoga può essere paragonato a una scala che poggia sulla condizione materiale più bassa dell'essere vivente e s'innalza fino alla perfetta realizzazione delsé. Secondo i vari livelli, le differenti parti della scala sono conosciuti con differenti nomi. La scala stessa prende il nome di yoga, e può essere divisa in tre parti: jnana-yoga, dhyana-yoga e bhakti-yoga.

 


  • Il Jnana-yoga è il sentiero della conoscenza. Colui che intraprende questa via si sforza di raggiungere la perfezione spirituale coltivando la conoscenza, con lo studio delle Scritture e la speculazione filosofica.
  • Il dhyana-yoga consiste nella pratica della meditazione.
  • Il bhakti-yoga, detto anche buddhi-yoga, karma-yoga o brahma-yoga, è la via della bhakti, del sentimento di devozione per la Persona Suprema, nel suo stato puro, senza la minima ombra di azione interessata (karma) o di speculazione filosofica (jnana). Costituisce la tappa finale dello yoga e si pratica con l'abbandono di sé al Signore Supremo, Sri Krishna, attraverso le nove principali attività devozionali e sotto la guida di un maestro spirituale.

 

Astanga-yoga

L'Astanga-yoga è il metodo yoga prescritto nello Yoga-sutra di Patanjali Muni che comprende otto fasi: yama, nyama, asana, pranayama, pratiahara, dharana, dhyana e samadhi. Questo sistema permette di raggiungere la realizzazione del Paramatma (l'Anima Suprema situata nel nostro cuore).


  • Yama: consiste nel controllo dei sensi.
  • Nyama: consiste nel seguire dei principi regolatori.
  • Asana: consiste nella pratica delle posizioni.
  • Pranayama: consiste nella pratica degli esercizi di respirazione.
  • Pratyahara: consiste nel ritrarre i sensi dai loro oggetti.
  • Dharana: consiste nella concentrazione della mente.
  • Dhyana: consiste nella pratica della meditazione.
  • Samadhi: consiste in uno stato di estasi raggiunta con l'assorbimento totale della pratica yoga e corrisponde alla realizzazione spirituale, o realizzazione del sé.

 

 

Mantra-yoga

(Meditazione o recita dei Mantra)

 

 

I mantra sono delle vibrazioni sonore spirituali che hanno l’effetto di liberare l’essere, purificando la sua mente dalle “contaminazioni”, cioè dalle sue tendenze materiali. Tali vibrazioni hanno la potenza di purificare anche il luogo in cui ci troviamo e le persone che ci circondano. Essi fanno parte integrante della pratica del bhakti-yoga. Tutti i re guerrieri dell’India praticavano il mantra-yoga al mattino presto prima di ogni attività fisica come la pratica dell’arte marziale.

Esistono moltissimi mantra vedici, ognuno con specifiche funzioni ed effetti per chi li recita (o li canta), ma i Veda (il Kali-santarana Purana; il Padma Purana, lo Srimad-Bhagavatam, il Brhad-naradiya Purana e altri Testi ancora) concordano che il più potente di tutti è il maha-mantraHare Krishna” (maha, lett. il più grande di tutti).

Nelle Sacre Scritture è affermato che questo è il mantra più adatto per quest’era di Kali. Prima di recitare il maha-mantra è consigliabile però recitare altri mantra che hanno lo scopo di correggere le nostre imperfezioni o mancanze durante il canto. Il mantra più significativo e adatto a questo scopo è il panca-tattva mantra (la lettera c in sanscrito è dolce, per cui la parola panca si leggerà pancia e la parola Caitanya si leggerà Ciaitanya o Ceitanya). Esso ha la capacità di proteggere la nostra coscienza durante la recita e di farci gustare pienamente gli effetti e i benefici.

Bisogna recitare il panca-tattva mantra almeno per tre volte prima di iniziare il maha-mantra Hare Krishna.


Panca-tattva mantra:

 

jaya  sri-krishna-caitanya  prabhu  nityananda

sri  advaita  gadadhara  srivasadi-gaura-bhakta-vrinda

 

Il maha-mantra si scrive in sanscrito come tutti gli altri mantra vedici ed è costituito da tre nomi della Persona Suprema che vengono combinate ottenendo il numero di sedici parole. Il primo nome è Krishna, il suo significato è “Infinitamente affascinante”; il secondo è Rama che significa “La fonte di ogni piacere per tutti gli esseri viventi”; il terzo è Hare e rappresenta “l’Energia devozionale”. Cantare i nomi della Persona Suprema è un’attività molto purificatrice.

La vibrazione trascendentale stabilita cantando il maha-mantra è il sublime metodo per ravvivare la nostra coscienza divina. Questi sedici nomi composti di trentadue sillabe sono un l’unico mezzo adatto per combattere gli effetti funesti del kali-yuga (l’era attuale).

Questo potente mantra (definito potente per le sue proprietà purificatrici) è la base di tutta la conoscenza, ed è la forma suprema di yoga; viene recitato a voce alta durante la meditazione scandendo bene le parole.

 

Maha-mantra:

 

Hare Krishna  Hare Krishna

Krishna Krishna  Hare Hare

Hare Rama  Hare Rama

Rama Rama  Hare Hare


Il metodo migliore per recitare il mantra è quello di stare seduti in posizione yoga con le gambe incrociate, la schiena dritta ma rilassata, entrambe le mani in jnana mudra sulle ginocchia, oppure la mano destra può tenere un japamala, rosario indiano di 108 grani utilizzato dagli yogi.

Dopo aver recitato per tre volte il panca-tattva mantra si può recitare il maha-mantra Hare Krishna per un numero di volte che varia da 108 in su. Per tale ragione in India i vaishnava recitano sul japa-mala, sapendo bene che ad ogni giro di japa hanno recitato il mantra per 108 volte.

Come abbiamo detto più volte il numero 108 ha ispirato spesso la codificazione delle forme e delle tecniche di arti marziali fin dai tempi più remoti. In passato molti ksatriya hanno praticato e ancora oggi lo praticano, questo metodo del mantra-yoga e in particolare il maha-mantra Hare Krishna. Ne sono un esempio i Ranganiketana, gli ksatriya vaishanva di Manipur discendenti del grande Arjuna.

 

 

 

 

Murari-Caitanya Dasa - Bhajan - Prabhupada Desh

 

 

 

Energia interna

In tutte le scuole di arti marziali tradizionali cinesi, giapponesi e di altre parti d'oriente, esistono importanti esercizi di respirazione per lo sviluppo dell'energia interna chiamata Chi-kung, o esercizi per sviluppare il Ki e cosi via. In Cina questi esercizi si dividono per lo più in pratiche del Chi-kung buddista o taoista. All'origine di tali esercizi è il monastero di Shaolin. La storia ci insegna che fu uno ksatriya di nome Bodhidharma, divenuto monaco buddista e proveniente dall'India a introdurre in Cina questi esercizi di respirazione che non sono altro che la derivazione diretta di una delle otto tappe dell'astangha-yoga: il Pranayama.

 

 

Pranayama

 


La parola Prana significa, respiro, vitalità, energia, vento e forza. Definisce l'anima spirituale come opposta al corpo materiale e può indicare anche il respiro vitale. Ayama significa espansione, allungamento e controllo. Quindi l'unione delle due parole significa il controllo del respiro e la sua estensione. Il controllo del respiro agisce sia nell'ispirazione , sia nell'espirazione. La durata della vita di un guerriero non si misura col numero dei suoi giorni, ma con quello dei suoi respiri. Eseguendo il controllo della respirazione lenta e profonda, egli rafforza il sistema respiratorio, calma il sistema nervoso, riduce il desiderio dei sensi, libera la mente e diventa perfettamente concentrato. Una volta concentrato, il guerriero ksatriya può raggiungere la realizzazione del sé.

 

 

Alimentazione del Guerriero



L'alimentazione del guerriero, in special modo dello ksatriya vaishnava, è prevalentemente vegetariana. Questo tipo di alimentazione non è una pratica rara, ma piuttosto, una usanza molto frequente tra gli antichi maestri e i più grandi guerrieri di tutti i tempi. I maestri del tempio Shaolin, insegnano che bisogna praticare una rigida alimentazione vegetariana se si vuole sviluppare seriamente il Chi. Infatti il consumo di carne blocca l'energia interna non favorendone la circolazione. Anche la medicina tradizionale cinese, quella buddista, quella taoista e quella Ayurvedica indiana, così come la filosofia yoga, consigliano una alimentazione rigorosamente vegetariana. I radicali liberi contenuti nella carne morta, attaccano le cellule dell'organismo portandole ad un invecchiamento veloce e in fine ad una morte precoce (noi siamo quello che mangiamo), mentre nei vegetali in genere sono contenuti molti antiossidanti che svolgono il lavoro opposto, e cioè proteggono la cellula dall'invecchiamento precoce. A questo proposito possiamo fare l'esempio di alcuni maestri cinesi di kung-fu che hanno superato l'età media dei 90 anni. Essi hanno ancora una straordinaria elasticità muscolare e tendinea, invidiata anche dagli sportivi occidentali più giovani (che dire degli anziani che fanno fatica a reggersi in piedi). Quando i maestri anziani sono stati intervistati, e gli è stato chiesto quale era il segreto della loro forza, elasticità e lucidità, essi risposero: "semplicemente allenamento costante sostenuto da un'alimentazione rigorosamente vegetariana". Secondo i Veda esistono tre categorie di cibo: sattvico, rajasico e tamasico (che corrispondono alla virtù, alla passione e all'ignoranza).

Il primo promuove la longevità, la salute e la felicità; il secondo crea agitazione, e il terzo crea le malattie. I cibi rajasici e tamasici che sono a base di carne e pesce (anche le uova sono considerate tra questi), offuscano la coscienza e ostacolano il progresso energetico e spirituale del guerriero. Il cibo vegetariano sattvico, invece, aiuta il praticante a conservare una mente limpida e incrollabile.

Niente carne dunque né pesce per chi vuole sviluppare degli ottimi livelli di energia interna, lucidità mentale, calma, forza fisica, elasticità e longevità tipiche dei guerrieri vedici e degli yogi.

In fine, per rendere sublime l'alimentazione vegetariana, il cibo sattvico, può essere offerto in sacrificio recitando alcuni mantra.

 

Il cibo vegetariano è sattvico (virtuoso), promuove la longevità, la salute e la felicità.

 

 

Mantra per l'offerta del cibo

 

Colui che desidera veramente diventare un maestro nelle arti marziali dovrebbe adorare con fiori, incensi e canto dei mantra Sri Parasurama, la manifestazione di Krishna apparsa come l'avatara guerriero.

Chi cucina dovrebbe essere pulito nel corpo e nella mente e indossare abiti puliti.

Prasada (cibo già offerto) e bhoga (cibo non ancora offerto) non vengono mai mescolati. Non vogliamo offrire a Parasurama la stessa cosa due volte, perciò teniamo il prasada in contenitori apposti in modo da non sbagliarci e mescolarlo con la bhoga.

Chi cucina non assaggia mai prima che sia offerto, nemmeno per controllare il sale o la cottura. Parasurama dev'essere il primo a gustare questo cibo, e l'esperienza insegna al cuoco a valutare la giusta dose di condimento.

Prima di recitare i mantra per l'offerta de cibo bisogna mettere delle porzioni delle varie vivande su un piatto e un bicchiere tenuti appositamente a questo scopo (nessun altro deve mangiare su questo piatto). Il resto del cibo resta nelle pentole finché l'offerta è terminata.

Mettere un bicchiere di acqua fresca accanto al piatto di Parasurama insieme a un cucchiaio e a un piattino con un po' di sale e pepe (anche il bicchiere, il cucchiaio e il piattino devono essere esclusivamente utilizzati per l'offerta). Potete accendere un incenso per profumare l'atmosfera. Dopo aver messo il piatto di fronte all'immagine di Parasurama, recitare questi mantra ognuno per tre volte:


nama om vishnu-padaya krishna-presthaya bhu-tale

srimate bhaktivedanta-svamin iti namine


namas te sarasvate deve gaura-vani-pracarine

nirvisesha-sunyavadi-pascatya-desha-tarine

(mantra per il maestro spirituale).

 


namo maha-vadanyaya krishna-prema-pradaya te

krishnaya krishna-caitanya namne gaura tvise namah

(mantra per l'avatara Sri Caitanya Mahaprabhu).

 


namo bramanya-devaya go-brahmana-hitaya ca

jagad-hitaya krishnaya govindaya namo namah

(mantra per Sri Krishna Govinda).

 

 

jaya Sri Krishna-Caitanya Prabhu Nityananda

Sri Advaita Gadadhara Srivasadi-Gaura-Bhakta-Vrinda

(mantra per Sri Panca-tattva).

 


Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare

Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.

(maha-mantra Hare Krishna)

 


Recitare i mantra per tre volte, poi lasciare l'offerta sull'altare per qualche minuto, infine ritirare l'offerta e trasferire il tutto in un altro piatto.

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Novembre 2018 16:26)