Ksatriya Dharma - Scuola di Arti Marziali per la Formazione di Guerrieri
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D H A N U R V E D A

l’Arte  Marziale  Originale

 

Il DHANURVEDA è la più antica Arte Guerriera del mondo, origine di tutte le Arti Marziali. Essa risale a più di 5000 anni or sono e fa parte della vastissima scienza dei Veda (dal Brihat Sarnagadhara Paddhati), gli antichissimi Testi Sacri scritti in sanscrito, patrimonio culturale dell’India e del mondo intero.  Il Maestro fondatore dell’Accademia Ksatriya-Dharma, Murari-Caitanya Dasa ha fatto tradurre il Dhanurveda, l’antico testo indiano che tratta della scienza del tiro con l’arco e dell’arte marziale vedica.  Dopo circa 27 anni di pratica di arti marziali cinesi e giapponesi, il Maestro Murari-Caitanya Dasa pratica oggi le arti marziali indo-vediche come la Gatka, il Krabi Krabong, Mae Mai Muai Thai, il Kalaripayattu, il Tiro con l’Arco Asiatico ecc.., tutte discipline “frammenti” del Dhanurveda, che sono all’origine dei più importanti stili di arti marziali del mondo.  Il Maestro sta portando avanti un’importante opera di restauro col solo scopo di riportare alla luce il Dhanurveda, il più antico e completo sistema di lotta del pianeta.



Vari Sistemi di Lotta

Della tecnica originale del Dhanurveda oggi rimangono il Dhanurvidya, il Tiro con l’Arco dei Guerrieri Asiatici (India, Mongolia, Cina, Thailandia, Giappone, Ungheria, Turchia ecc..); il Thang-Ta, l’Arte Marziale dei Guerrieri di Manipur (Nord India); la Gatka, l’Arte Marziale dei Guerrieri Sikh (Punjab, Nord India); il Kalaripayattu, l’Arte Marziale dei Guerrieri del Kerala (Sud India);  il Vajramushti, l’Arte Marziale dei Guerrieri del Gujarat (India occidentale, ai confini col Pakistan); il Silambam, l’arte marziale dello Sri Lanka e Malesia (Sud India); il Musti Yuddha, l’antico pugilato di Benares (o Varanasi, Nord India); il Krabi Krabong, l’Arte Marziale della Guardia Reale Thailandese; il Marma-vidya, lo studio dei punti vitali (Kerala).

 

 

La diffusione all’esterno dell’India

 

Come abbiamo descritto nel paragrafo “Vari Sistemi di Lotta”,  ancora oggi sono molti i frammenti appartenenti al Dhanurveda originale. Dalla loro frammentazione, e fusione con sistemi di combattimento autoctoni di ogni paese, nascono la maggior parte dei sistemi di lotta più diffusi in Asia.In breve il principale motivo di diffusione è stata la monarchia degli antichi Maharaja, essendo anticamente l’impero Vedico molto esteso, comprendendo tra gli altri il Pakistan, parte del medio oriente ed arrivando all’odierna Cambogia, i regni subordinati ai vari imperatori hanno subito l’influenza della cultura Vedica e di conseguenza la scienza militare dell’epoca, il Dhanurveda. Indubbie sono oltretutto le molteplici influenze che la cultura Indo-Vedica abbia apportato a differenti popolazioni, es. la greca, essendo entrambe facente parti di un’unica grande matrice culturale: quella Ariana. Non tutte le scuole di Arti Marziali ovviamente concordano con la teoria dell’origine Vedica, ma noi nel rispetto dell’opinione di tutti, vi presentiamo il risultato della nostra ricerca.Per comprendere meglio come l’arte marziale a partire dall’India si sia diffusa dapprima in tutta l’Asia (Indonesia, Tibet, Cina, Vietnam, Giappone, Thailandia,  Corea ecc..) e poi nel resto del mondo (dal Medio Oriente che fa parte dell’Asia sud-occidentale, all’Occidente, come la Grecia, l’Impero Romano ed altri paesi Europei) vi invitiamo a leggere il Capitolo sulla Storia delle origini  per conoscere ulteriori dettagli.

 

 

 

Prima Suddivisione

(5000 anni fa)


  • Dal Dhanurveda nascono tutti i sistemi di lotta più antichi ancora oggi praticati in India, Malesia, Thailandia e Cambogia. Nella seconda suddivisione essi danno vita ad ulteriori arti marziali sparse per tutto l’Oriente.

 

Dronacharya insegna il Dhanurveda al grande guerriero Arjuna.

 

Seconda Suddivisione

(da 2000 anni fa fino al secolo attuale)

 

  • Dal Dhanurvidya nascono tutti i sistemi di Tiro con l’Arco Asiatico (ad esempio il tiro con l’arco mongolo, quello turco ecc), compreso il Tiro con l’Arco da Cavallo;
  • Dal Thang-Ta nasce il Kung-fu Tibetano e quello del Wudang;
  • Dal Kalaripayattu nasce la Gatka, lo Shaolin Kung-fu, e l’antico Jujutsu o Ju-jitsu (Questa teoria a riguardo del Ju-jitsu, è stata portata avanti da alcuni ricercatori e studiosi, essa si basa su dei racconti storici tra India e Giappone e sulla somiglianza tecnica delle leve articolari);
  • Dal Krabi Krabong, Mae Mai Muai Thai, nasce la Box Thailandese o Muay Thai e il Bokator in Cambogia;
  • Dal Musti Yuddha nasce la lotta Mongola, il Sandà, la Box moderna e vari sistemi di lotta sul ring;

Le diverse tecniche a mani nude sopra riportate, arrivate fino in Grecia diedero origine al Pancrazio.

 


 

Terza Suddivisione

 

  • Dal Bokator nasce la versione moderna Pradal Serey, nota anche come Khmer-boxing;
  • Dal Kung-fu Tibetano nascono vari stili di Kung-fu cinesi (di influenza Buddista);
  • Dal Kung-fu del Wudang nascono vari stili cinesi comprese alcune scuole di Tai-chi-chuan (di influenza Taoista);
  • Dallo Shaolin Kung-fu nascono centinaia di stili in tutta la Cina tra cui il Wing-chun, mentre i Giappone nasce il Kempo e in seguito il Karate;
  • Dal Jujutsu (Ju-jitsu) nasce lo Iaido, l’Aikijutsu e in seguito l’Aikido;
  • Come risposta alla Muay Thai e al Sandà, nasce recentemente in Giappone la Kick-boxing, misto tra Karate e Box.

 

 

Per questioni pratiche sono stati elencati solo i maggiori sistemi di lotta che discendono direttamente del Dhanurveda e a loro volta gli stili asiatici più diffusi, tuttavia, molti sono ancora gli stili antichi e le loro suddivisioni legati in un modo o nell’altro al Dhanurveda.

 

 

 

 

VIDEO - DHANURVEDA


 

La storia delle origini

Esistono svariate storie sull’origine delle arti marziali nel mondo, ma poche hanno qualcosa di accreditato. Al di là della lotta per accaparrarsi il titolo di arte marziale più antica, ogni paese in oriente ha la presunzione di affermare che l’arte marziale ha avuto origine proprio in quel luogo. La storia, i ritrovamenti archeologici e le Scritture più antiche del pianeta non lasciano dubbi e soprattutto non lasciano spazio alle fantasie e alla presunzione. Credere o no che l’arte marziale abbia avuto origine da Dio, la Persona Suprema e che esista eternamente nel mondo spirituale, non vuole essere una nostra presunzione, ma per grande rispetto delle Sacre Scritture, noi accettiamo questa conclusione a nome di tutti coloro che sono animati da una coscienza spirituale, che volgono sempre l’intelligenza, i sensi e il pensiero versò il sé spirituale; in parte questo spiegherebbe anche il perché di tanta pratica da parte di tutte le arti marziali tradizionali sull’aspetto mistico e spirituale; dalla meditazione, alla respirazione per lo sviluppo delle energie sottili, dalla concentrazione, al controllo dei sensi, alla pratica dei mudra, dal forte senso del dovere nel seguire un codice morale, all’immenso rispetto dovuto al proprio maestro, dal canto dei mantra e in particolare della sacra sillaba OM all’adorazione del fondatore del sistema praticato e molto altro ancora. Queste pratiche, non sono altro che alcune delle fasi più importanti dell’astanga-yoga, lo yoga in otto parti (yoga lett. unione con l’Assoluto). Lo yoga permette di controllare i sensi e la mente e di unire l’essere individuale con l’Essere Supremo, Sri Krishna.


Sri Kesava (Krishna), nell'istante in cui sta uccidendo il demone Keshi. Questo demone (Keshi), nella forma di un cavallo, era stato mandato dal re Kamsa per eliminare Krishna, ma ha trovato la morte per mano del Signore Supremo.

 

Studiando lo yoga si apprende che dopo lungo tempo a livelli molto avanzati della pratica si possono sviluppare dei poteri mistici chiamati siddhi o perfezioni dello yoga. Queste perfezioni dello yoga sono del tutto identiche con i poteri descritti nei racconti storici dei più grandi guerrieri dell’Asia antica. Di queste pratiche e di molti rituali vedici come l’offerta dell’incenso, il cerimoniale del saluto prima dell’allenamento, la consacrazione del luogo di allenamento e delle armi, ne troviamo moltissimi esempi in guerrieri come i monaci del tempio Shaolin, i Samurai, gli Shintoisti, i guerrieri tailandesi nella pratica del Krabi Krabong e molti altri ancora, come ad esempio gli stili indonesiani.

 

Kamsa, afferrato la sciabola e lo scudo fece roteare la sua lama, ma non poté impedire al Signore onnipotente, Sri Krishna, lo afferrasse. Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, il rifugio dell’intera creazione, con un solo colpo fece rotolare giù la corona di Kamsa, poi afferrandolo per i lunghi capelli lo trascinò giù dal trono fino all’arena. Là, lo scaraventò a terra  e cavalcioni sul petto lo tempestò di pugni finché la sua forza vitale non lo abbandonò.


Perché tutte queste pratiche strettamente legate allo yoga e alla cultura dei Veda? E perchè credere che le arti marziali non hanno nessun nesso con la Verità Assoluta così ampiamente descritta nei Veda? Nonostante questa premessa è doveroso soddisfare anche la curiosità di coloro che sono tendenzialmente materialisti o che più semplicemente si dichiarino scettici a tutto ciò che non può essere dimostrato con prove scientifiche. Noi accettiamo l’opinione e rispettiamo le convinzioni di tutti, specialmente quando il dialogo è aperto in modo costruttivo e non distruttivo. Se c’è rispetto della persona e della cultura, allora ci può essere dialogo e crescita personale per ognuno di noi. Come abbiamo già detto, la storia e i ritrovamenti archeologici danno ampia veduta sul luogo di nascita dell’arte marziale in questo pianeta. Per comprendere come l’arte marziale si è diffusa nel mondo, dobbiamo prima capire da dove è partita. Non possiamo dichiarare di conoscere un corso d’acqua, se non sappiamo dove si trova la sua fonte. Così, una volta individuata la fonte, possiamo risalire il fiume e gustare la meravigliosa acqua pura che ne sgorga. Le arti marziali sono la stessa cosa. Le arti marziali di oggi, diffuse in tutto il mondo, sono come fiumi che hanno fatto un lungo percorso. Noi tutti sappiamo che un fiume fa molta strada prima di raggiungere il mare, attraversando città e industrie che scaricano dentro i loro rifiuti. Chi è che oggi berrebbe l’acqua di un fiume nei pressi del mare sapendo tutto ciò che ha attraversato? Anticamente era diverso ma oggi non ci si può fidare. Così, le arti marziali, per quanto siano nobili e affascinanti, hanno perso gran lunga del loro splendore a causa del loro lungo viaggio, dalle origini fino ai giorni nostri. Risalire alla fonte ci aiuterà, non solo a gustarne il sapore originale, la ‘ fragranza perduta ’,  ma anche a comprendere come siano state diffuse nel resto del mondo.

Esistono molte cause riguardo all’esportazione dell’arte marziale dalla madre India. Noi esamineremo alcune delle più importanti.

 

 

Sri Krishna, la Persona Suprema, istruisce Arjuna

sul campo di battaglia di Kuruksetra

 

 

 

L’impero monarchico nella cultura vedica

 

Molti non sanno che la monarchia era presente in India migliaia di anni fa e che sembra avere avuto origine proprio dalla cultura vedica. Il sistema di suddividere la società in caste e di affidare il popolo ad uno Stato monarchico è dettagliatamente descritto nelle Sacre Scritture indiane. Sembra che il re sia il rappresentate di Dio in terra, e che a lui sono affidati il difficile compito di guidare il popolo attraverso il delicato equilibrio tra coscienza spirituale e prosperità materiale. Questo argomento potrà essere compreso meglio leggendo l’ottavo capitolo “il principio ksatriya”, contenuto in questo libro.  A quanto pare, il re per essere qualificato a svolgere il suo compito, deve essere un grande esperto di kala-vidya (l’arte marziale) e di bhakti-yoga (la devozione a Dio).

 


Tutto il sapere vedico, arte marziale compresa, era detenuto dalla casta dei brahmana (i sacerdoti) che a loro volta insegnavano alla società in base alle qualità di ognuno. I brahmana conoscevano i segreti delle arti marziali, che tuttavia non potevano metterle in pratica per il loro voto di non-violenza, insegnavano dunque tale conoscenza agli ksatriya, che al contrario potevano usare la violenza per una giusta causa. Le giuste cause erano difendere gli anziani, le donne, i bambini, le mucche, gli animali indifesi, gli innocenti, i deboli e molte altre categorie contenute nel codice morale.   Così l’arte marziale era insegnata da sempre ai re e ai principi di tutte le dinastie dell’india antica, perché essi, appartenenti alla casta guerriera erano considerati gli amministratori e i protettori del popolo. Dovuto a ciò, l’arte marziale ha avuto modo di diffondersi in tutto il mondo per diverse cause. Prima di tutto per il controllo di tutte le terre emerse da parte di alcuni imperatori dell’India. Tra questi ricordiamo l’Imperatore Anaranya  e i suoi discendenti come Dasarath e Sri Rama, il re ideale, il glorioso Prithu Maharaja, l’imperatore Bharata (da cui la Terra prese anche il nome di “Bharata-varsa”), l’imperatore Pandu e i suoi successori, come il figlio Maharaja Yudhisthira e suo nipote, l’ultimo grande imperatore, Maharaja Pariksit. Tutti questi grandi imperatori e molti altri ancora avevano stabilito la cultura vedica della razza ariana in tutta l’India e nei territori esterni all’india. Ad esempio la Tailandia, la cui cultura monarchica e religione deriva dall’India, ha preservato fino ai giorni nostri una delle più spettacolari ed efficaci arti guerriere vediche, il Krabi Krabong, arte marziale praticata nel nome di Sri Rama, settima incarnazione di Krishna. Per migliaia di anni è stato praticato soltanto dai re e dalla guardia reale, motivo per cui è rimasta intatta fino a oggi. L’arte marziale, insieme con la cultura ariana, fu diffusa nel mondo principalmente a causa di questi grandi imperi.

 

 

 

 

 

Bodhidharma e il tempio di Shaolin

Quasi tutti gli appassionati di storia delle arti marziali sanno che molti stili praticati in Asia derivano dal kung-fu cinese. In Cina si contano oggi migliaia di stili di kung-fu e quasi tutti derivano dall’antico monastero di Shaolin. Famosa è la frase che descrive il monastero Shaolin, come la ‘ culla delle arti marziali ’. Gli storici affermano che il fondatore dell’arte marziale all’interno del monastero fu il monaco Bodhidharma proveniente dall’India. Originariamente egli era un principe ksatriya, quindi educato nella pratica del kala-vidya, l’arte marziale e nel bhakti-yoga, la scienza della devozione a Dio. Egli, prese i voti come monaco buddista abbandonando la vita di corte. Una volta arrivato in Cina egli diffuse non solo la dottrina del buddismo, ma anche i segreti dell’arte marziale originale vedica. Questa è stata, senz’altro, la terza e non ultima causa della diffusione dell’arte marziale fuori dall’India.

 

 

 

I re superstiti dall’ira di Parasurama

Noi tutti occidentali siamo discendenti di quegli ksatriya superstiti che sfuggirono dall’ascia di Parasurama, l’avatara guerriero.

Come vedremo nella storia riassuntiva di Parasurama (nell’ultimo capitolo della prima parte del libro) Egli si infuriò terribilmente quando la classe monarchica si degradò abbandonando il codice morale e i principi religiosi. Iniziò dunque lo sterminio di tutta la classe dirigente e non vi fu ksatriya in grado di tener testa all’ascia e all’arco di Parasurama; questa devastazione di guerrieri portò molti di loro a fuggire in occidente portando parte della cultura vedica anche in quei luoghi che non erano stati toccati dal dominio dei grandi imperatori. Purtroppo però, non  solo l’arte marziale perdeva parte del suo splendore originale, ma questi eventi segnarono l’inizio della monarchia decaduta che porta fino agli infelici regni del medioevo europeo che conosciamo bene. È dovuto solamente a questo che la monarchia e di conseguenza l’arte marziale hanno avuto cattiva fama negli ultimi millenni in Europa e non solo.

Lo Srimad-bhagavatam descrive alcune razze di ksatriya che hanno colonizzato diverse parti del mondo una volta uscite dall’India. Le province di “Kirata, Huna, Andhra, Pulinda, Pulkasa, Abhira, Sumbha, Yavana, Khasa e altre ancora, tutte ugualmente dedite anticamente ad attività peccaminose.

Questa è stata un'altra causa della diffusione dell’arte marziale originale fuori dall’India.

 

Maneggiando lascia e le frecce, Sri Parasurama, l'avatara guerriero, faceva a pezzi scudi, stendardi, archi e i corpi dei soldati nemici.  Questi cadevano sul campo di battaglia bagnando il terreno con il loro sangue.

 

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Il Dhanurveda

E' la scienza dell'uso delle armi, da dhanur che significa "arco". Impiantato su un forte senso morale ed etico, il Dhanurveda affronta il problema della difesa e della guerra con scientificità e rigore. Descrive con minuzia di particolari il codice etico che i guerrieri dovevano osservare, i differenti tipi di armi, la formazione dell'esercito, la cura degli animali – soprattutto cavalli ed elefanti – impiegati in battaglia. I testi sono suddivisi in quattro sezioni: iniziazione dello studente, ruolo dello studente, maestria nell'arte delle armi e il loro uso. Le armi si distinguono in shastra e astra; efficaci le prime per il loro potere intrinseco e per l'abilità nell'usarle, le seconde per il potere evocato dal mantra. I guerrieri erano sottoposti a una disciplina severa e a regole ben precise tra cui il divieto assoluto di colpire i civili o i nemici che si arrendevano; la battaglia doveva essere circoscritta al campo di guerra; un guerriero non poteva essere attaccato durante i preparativi del combattimento o se disarmato; di notte, il campo nemico doveva essere rispettato e i combattimenti ripresi solo con la luce del giorno.        L'uso delle armi era rigorosamente ristretto alla difesa dei deboli, degli asceti che svolgevano pratiche meditative, uomini santi, mendicanti, donne e bambini. In una cultura in cui il bene sommo, paramo-dharma, è la non-violenza, ahimsa, la guerra si mostrava come ultima alternativa per preservare il dharma, la giustizia. Un tema complesso, ancora estremamente attuale, quello di conciliare la non-violenza e la necessità di difendere i principi del bene anche con la guerra. Questo si colloca nella visione stessa della manifestazione retta sugli opposti che di per sé non hanno valenza negativa; infatti, nella società vedica nessun valore era posto come assoluto, dal momento che tutto nella manifestazione è comunque relativo. La tradizione vuole che i 6000 versi del Dhanurveda siano stati trasmessi dal Signore Shiva a Parashurama, da cui proseguì la tradizione (paramparaya) con Vasishtha, Vishvamitra, Drona, Bhoja e ancora altri. Il Dhanurveda si fonda principalmente sullo Yajur-veda ed era indirizzato alla classe dei guerrieri, kshatriya il cui scopo primario era la difesa del popolo e del dharma.

 

dalla pagina Dhanurveda sul sito www.hinuism.it:

http://www.hinduism.it/induismo-dhanurveda.html

 

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Cos'è uno ksatriya?


Gli ksatriya (si legge kshatria) sono guerrieri e amministratori, protettori della società. La parola ksatriya significa: aggredire per difendere. Nella Bhagavad-gita (18.43), troviamo un verso sanscrito che afferma:

sauryam tejo dhritir daksyam
yuddhe capy apalayanam
danam isvara-bhavas ca
ksatram karma svabhava-jam

Eroismo, potenza, determinazione, ingegnosità, coraggio in battaglia, generosità e abilità direttiva sono le qualità naturali che emergono nelle attività dello ksatriya.


Nella foto un Maharaja Vaishnava, un re ksatriya appartenente alla tradizione vedico-vaishnava.

 


Introduzione

Nel mondo in cui viviamo, definito dalla cultura vedica "mondo materiale o temporaneo", l'essere vivente si trova condizionato dalla legge del più forte e della lotta per la sopravvivenza. Da qui nasce il bisogno di proteggere la società, quindi viene concepita la casta guerriera più antica e temuta del mondo, quella degli ksatriya.

La società vedica dell'India antica, rispettava la suddivisione naturale della società in quattro varna e quattro asrama. Sembra che questa sia l'origine delle caste, sistema che non è stato organizzato dall'uomo, ma che secondo i Veda, le Sacre scritture dell'India (si dice che siano le più antiche del mondo), ha origini divine. I varna, sono le quattro suddivisioni della società secondo le funzioni che vi svolgono i suoi membri e sono assegnate non in base alla nascita, ma in base alle qualità naturali di ogni individuo.

Appartenenti ai varna sono: i brahmana, saggi ed eruditi che guidano la società gli ksatriya, guerrieri e amministratori, protettori della società; i vaisya, commercianti e agricoltori e in fine i sudra, gli operai, gli artisti e coloro che servono gli altri col proprio lavoro.

Gli asrama rappresentano ciascuna delle quattro tappe della vita spirituale e si suddividono in brahmacarya, grihasta, vanaprastha e sannyasa. Nei libri che l'Accademia sta per pubblicare sono approfonditi tutti questi argomenti.

Lo scopo originale del varnasrama, al quale gli ksatriya appartengono, è quello di soddisfare tutti i bisogni materiali e spirituali dell'uomo. Quello che ci indica la storia a riguardo del sistema delle caste non può essere rappresentativo perché è molto lontano dal sistema originale. In India ancora oggi esiste il sistema delle caste, ma purtroppo oggi è degradato, esso infatti non valuta più le qualità dell'uomo per stabilire a quale gruppo sociale debba appartenere, ma solo con una presunzione dovuta alla nascita e quindi alla discendenza.

Anticamente lo ksatriya non era visto come un guerriero comune, ma come un uomo in grado di proteggere e dirigere la società verso l'ordine, la prosperità, la serenità e l'evoluzione spirituale di tutti gli uomini. Quando la suddivisione delle caste era basata sulle vere tendenze e capacità naturali dell'uomo, un individuo poteva entrare nella casta guerriera degli ksatriya, solo se manifestava determinate qualità già nella sua infanzia. Queste qualità dovevano comprendere la forza, la destrezza con le armi e il coraggio tipico di un guerriero, tanto quanto il senso di giustizia, moralità e devozione a Dio. Un tale uomo era destinato per tanto al trono reale, e come ksatriya, veniva dunque definito dai Veda, il rappresentante di Dio, la Persona Suprema, in quanto divulgatore ed esecutore delle Sue leggi, e protettore degli innocenti e degli indifesi. Essi venivano dunque educati nell'antica scienza militare dei Maharaja, il DHANURVEDA, l'origine di tutte le arti marziali.  Molti non sanno, che l'arte marziale e la monarchia hanno avuto originariamente un percorso unico.


 

 


Tra i più grandi guerrieri ksatriya di 5000 anni fa, ricordiamo i Pandava, figli del grande imperatore Maharaja Pandu. In ordine di età, essi sono:

  • Maharaja Yudhisthira, divenuto il successore dell'impero. Il suo motto era "il bene assoluto di tutti", e in caso di guerra imminente, "la minore violenza possibile".
  • Il grande Bhima, famoso per la sua forza incomparabile in battaglia e per il suo grande appetito a tavola. Bhima veniva spesso chiamato col nome di Vrikodara: "il mangiatore vorace dalle imprese sovraumane".
  • Arjuna, è forse il più famoso fra tutti e cinque i Pandava. Se il carattere di Maharaja Yudhisthira marcava le qualità spirituali del devoto, e il carattere di Bhima le qualità del guerriero, Arjuna era il perfetto esempio di ksatriya descritto dalle Scritture vediche. Egli era allo stesso tempo un guerriero insuperabile sul campo di battaglia e un grande devoto del Signore, tanto che, durante la guerra di Kuruksetra, Sri Krishna espose a lui la Bhagavd-gita (la perfetta sintesi di tutto il sapere spirituale). Per le sue infinite qualità di guerriero spirituale, Arjuna è stato definito in tanti modi; questi sono alcuni dei suoi nomi: Parantapa, "Vincitore dei nemici"; Bhibatsu, "Terribile da vedersi in battaglia"; Jishnu, "Inavvicinabile e indistruttibile"; Vijaya, "Colui che non torna mai da una battaglia se non ha sconfitto il nemico" e Savyasacin, "L'arciere supremo che può utilizzare l'arco con entrambe le mani".
  • I due fratelli gemelli Nakula e Sahadeva, sono famosi per la loro grande conoscenza spirituale e per la loro abilità di cavalieri, soprattutto con la sciabola e la spada.

Tutti e cinque questi eroi, sono stati ricordati per millenni in India e ancora oggi, come grandi bhakta (devoti) e come tigri tra gli uomini (ksatriya).

Nella foto in alto i  fratelli Pandava:  Maharaja Yudhistira, Bhima, Arjuna, i gemelli Nakula , Sahadeva e Draupadi.

 

Perché nasce l'Accademia

Ksatriya-Dharma

Da quando la fama del kung-fu di Shaolin si è diffusa in tutto il mondo, è diventata opinione comune a tutti che l'arte marziale tradizionale non è puro e semplice combattimento da strada o da ring, ma una "ricerca interiore che unisce la pratica marziale alla pratica spirituale". Purtroppo oggi in tutte le scuole di arti marziali queste rimangono solo parole. Troppo spesso i maestri di oggi illudono i loro sfortunati allievi di poter trasmettere loro una conoscenza teorica sulla spiritualità o la filosofia orientale legata alle arti marziali. Ma la verità è che in questo mondo nessuno è degno di impartire agli altri un qualche genere di conoscenza se non è egli stesso profondamente impegnato nell'auto-realizzazione del sé! Come facciamo ad insegnare qualcosa agli altri se non sappiamo nemmeno chi siamo, da dove veniamo, e qual è lo scopo della nostra esistenza?

Il progetto più importante dell'Accademia Ksatriya-Dharma è quello di offrire la possibilità unica al mondo di poter vivere all'interno di un monastero (un vero e proprio Tempio Ksatriya) nel quale si può seguire la vera vita dei monaci guerrieri. Oggi nemmeno a Shaolin è possibile fare questa esperienza. La sveglia alle quattro del mattino per la pratica nel tempio del canto dei mantra e della meditazione, esercizi di yoga e pranayama, otto ore di pratica ogni giorno tra arti marziali, studio delle scritture, e apprendimento del più antico codice guerriero del mondo.

Nel terreno del monastero è compreso lo spazio per gli allenamenti all'aperto, il tiro con l'arco, le scuderie, l'orto, ecc...

 

Nella foto il Tempio Vedico di Prabhupada Desh (Vicenza) dove si svolgono i seminari e gli esami per Istruttori dell'Accademia Ksatriya-Dharma.


Nella foto il Tempio Vedico di Villa Vrindavana (Firenze), dove si svolgono i seminari e gli esami per Istruttori dell'Accademia Ksatriya-Dharma.

 


Coloro che vivranno all'’interno dell’Accademia o che frequenteranno i corsi dall’esterno, potranno conseguire i seguenti diplomi:

1. Titolo di Istruttore nel Dhanurveda, l'arte marziale vedica.

2. Titolo di Ksatriya, guerriero nel Dhanurveda.

3. Titolo di Maestro di Dhanurveda.

4. Titolo di Monaco Guerriero, colui che dedica la sua vita al  Dhanurveda seguendo i princìpi del bhakti-yoga.


"L'Accademia Ksatriya-Dharma è stata fondata con l'unico scopo di dare una reale e integrale formazione da Guerriero a tutti coloro che sono sinceramente attratti da questa via. Nessun metodo né tecnico, né filosofico è stato inventato o interpretato a proprio piacimento, ma viene qui seguita rigidamente e volutamente la Scienza dell'Arte Marziale Originale, il DHANURVEDA, appartenuta migliaia di anni fa alla più antica casta di Guerrieri del mondo, gli Ksatriya dell'India."Il progetto del tempio per la formazione dei guerrieri viene realizzato per il beneficio di tutti coloro che sono desiderosi di conoscere il DHANURVEDA, origine di tutte le arti marziali.

Maestro  Murari-Caitanya  Dasa.


 

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ARMI VEDICHE

 

 

La serie di foto che seguono rappresentano le armi vediche ritrovate dagli archeologi in India. Alcune foto riguardano i ritrovamenti originali, altre sono parte dell'armamento utilizzato nella nostra Accademia o dai guerrieri Sikh del Punjab, altre ancora rappresentano disegni o riproduzioni fedeli delle armi utilizzate dagli ksatriya.

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 


 

 

 


 

 

 


VIDEO - Antiche armi Indiane

 

 

The atomic bomb was used in the Mahabharata

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Il Brahmastra, l'arma nucleare dei tempi vedici. Dialoghi

di A. C. Bhaktivedanta Swami Srila Prabhupada

 

 

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IL PRINCIPIO KSATRIYA
L’Eterno e Sacro Codice del Guerriero


 


Breve riassunto del Principio Ksatriya, il codice morale del guerriero che un tempo, re e capi di Stato dovevano apprendere fin dall'infanzia per poter dirigere il popolo in modo da creare i presupposti per la pace, la serenità, la prosperità, la conoscenza e la libertà di tutti.


CAPITOLO 1
Lo ksatriya e la sua fede
sono una cosa sola

 



1
L’ornamento del guerriero è il principio ksatriya, l’eterno e sacro codice morale.


2
Gli ksatriya sono considerati tra gli uomini nati-due-volte


3
Gli ksatriya nati-due-volte, così come i brahmana e i vaisya, devono sottoporsi a diversi riti purificatori.


4
“Sul pianeta terra esistono due dinastie di ksatriya, una che discende dal dio del sole e l’altra che discende dal dio della luna. Queste dinastie sono conosciute rispettivamente come Surya-vamsa e Chandra-vamsa.

 



CAPITOLO 2
Lo ksatriya è eroico

 



5
“Per uno ksatriya è una grande infamia essere vinto da un avversario di forza inferiore o
uguale alla sua. Può essere vinto solo da un avversario più forte di lui”.


6
Uno ksatriya accetta sempre la sfida da un guerriero rivale, perché egli è sempre felice quando gli viene offerta l’opportunità di combattere.


7
I colpi di un nemico valoroso, allietano il cuore di un grande guerriero ksatriya.


8
Lo ksatriya è un grande guerriero pronto ad affrontare tutti i pericoli di una battaglia.



 


CAPITOLO 3
Lo ksatriya è potente

 



9
Quando uno ksatriya mostra una grande forza sul campo di battaglia, è definito maha-ratha, colui che è capace di lottare da solo contro migliaia di nemici.


10
Lo ksatriya è potente come un leone in battaglia, per questa ragione è definito singh (leone) o talvolta vihagra (tigre tra gli uomini).


11
Lo ksatriya è definito sarvadaman, “colui che può dominare qualsiasi essere”.



12
Uno ksatriya dovrebbe sapere che il Signore Supremo, Sri Hari, è conosciuto come Butavasa, la dimora suprema di ogni essere vivente. Considerando questo con molta attenzione, lo ksatriya deve astenersi dal privare gli altri del proprio corpo. In altre parole non deve mai uccidere senza motivo altri esseri viventi.




CAPITOLO 4
Lo ksatriya è determinato

 


13
Lo ksatriya è determinato nel mantenere sempre fedeltà alla parola data.


14
Un vero ksatriya non si arrende mai, combatte con determinazione fino alla vittoria o alla morte.



15
Lo ksatriya aderisce con determinazione al principio che consiste nel difendere la società dagli attacchi dei ladri e dei briganti.



16
Colui che uccide una creatura indifesa agisce in contrasto con i princìpi degli ksatriya nati-due-volte.




17

Uno ksatriya sa che colui che osa torturare creature innocenti in un luogo solitario è considerato un criminale.

 

18
Uno ksatriya è particolarmente fiero di assicurare protezione alle anime sottomesse, perché questa è una qualità propria del guerriero detta ishvara-bhava, il potere di difendere una giusta causa.



19
“Quando uno ksatriya viene informato che qualcuno lo sta ingannando, rompendp i principi della moralità, immediatamente prova una grande collera e con grande determinazione cerca di fermarlo gridando tistha! tistha! (fermati! fermati!)”.


20
Quando uno ksatriya percepisce la radice di ogni discordia nel mondo, cerca i fermarla sul
nascere.


21
Lo ksatriya per la pace del mondo e la difesa del Dharma castigherà i malfattori e correggerà i ribelli.


22
Lo ksatriya è qualificato quando si dimostra inflessibile nel punire i malfattori.


23
Lo ksatriya deve essere per i malfattori la personificazione del terrore.


24
Ovunque vada lo ksatriya pensa: “Chiunque faccia soffrire degli esseri innocenti deve temermi, in qualsiasi parte del mondo si trovi. Poiché, reprimendo i miscredenti senza scrupoli si porta automaticamente beneficio agli innocenti”.


25
Poi lo ksatriya pensa: “Annienterò personalmente ogni essere ribelle che commetta offese torturando un innocente, fosse anche un abitante dei cieli, coperto di armatura e di gioielli”.


26
Se uno ksatriya, è un potente guerriero protetto da Sri Vishnu, potrà a sua volta proteggere tutti coloro che vivranno sotto la sua legge; un tale guerriero sarà conosciuto come Vishnu-ratha.


27
Per uno ksatriya trascurare di proteggere questi esseri è certamente causa di umiliazione.

 



CAPITOLO 5
Lo ksatriya è ingegnoso




28
Lo ksatriya è capace di risolvere situazioni difficili.


29
Lo ksatriya è sempre capace di escogitare cose nuove.


30
Lo ksatriya ha la capacità di intuire le cose.


31
Lo ksatriya ha capacità creativa.


32
Lo ksatriya ha la capacità di giudizio.


33
Lo ksatriya ha la capacità di apprendere le cose con prontezza.


34
Lo ksatriya si impegna con ogni mezzo per raggiungere il suo scopo.

 



CAPITOLO 6
Lo ksatriya è coraggioso

 

 



35
Quando uno ksatriya riceve la notizia di atti illegali nel suo regno, non la trova affatto piacevole; tuttavia ciò gli dà la possibilità di combattere, prende dunque l’arco e le frecce e con coraggio si prepara a combattere il nemico.


36
È dovere di uno ksatriya, specialmente del re, dei capi militari e del capo di Stato, restare in prima linea durante la battaglia.


37
Lo ksatriya non deve mai ritirarsi di fronte al nemico; non torna mai con ferite sulla schiena.



 



CAPITOLO 7
Lo ksatriya è generoso

 



38
Lo ksatriya è compassionevole verso chi si arrende a lui; non uccide mai una tale persona.


39
Uno ksatriya sa bene che una persona che si arrende deve ricevere ogni protezione, anche se fosse un nemico.


40
Uno ksatriya diventa famoso per i suoi atti di carità, il compimento di yajna, e la capacità
di proteggere le anime sottomesse.



41
“Gli ksatriya dovrebbero compiere grandi cerimonie e distribuire con generosità le ricchezze che hanno accumulato”.

 

42
Lo ksatriya è colui che sa come, dove e quando fare la carità; non accetta mai doni per sé. Gli ksatriya, devono sempre preoccuparsi del sostentamento dei poveri con doni caritatevoli.


43
Uno ksatriya che per un motivo o per un l’altro non può rispettare l’obbligo del fare la carità, dovrebbe sentirsi molto dispiaciuto.




44
È dovere di uno ksatriya, specialmente se capofamiglia, prima di mangiare, nutrire i bambini e gli anziani della famiglia, come anche gli ospiti, i brahmana e gli invalidi.



45
Lo ksatriya è un rifugio degno quanto l’Himalaya; possiede la clemenza della Terra e l’indulgenza dei genitori verso i figli.




 



CAPITOLO 8
Il governo del re ksatriya



“Un tempo la monarchia esisteva in quasi tutto il mondo, ma gradualmente, poiché i re abbandonavano il loro ideale di vita morale a favore di una vita sregolata dedita al piacer dei sensi, le monarchie di tutto il mondo furono abolite. Non è sufficiente però limitarsi ad abolire la monarchia e a sostituirla con la democrazia; se gli uomini di governo  diventano immorali e non seguono le orme delle grandi personalità, il popolo non ne ricaverà nessun beneficio”.


46
“I grandi saggi, che pensano sempre al benessere del popolo, affermano che in assenza di un re ksatriya nessuno è in grado di proteggerne gli interessi, perché senza il suo governo i cittadini diventano indipendenti e sregolati.


47
Lo ksatriya è abile a governare per natura.


48
Gli ksatriya devono provvedere alle loro necessità soltanto occupando una carica direttiva, non possono accettare nessun altra occupazione.


49
“Quando protegge i cittadini dallo scompiglio che i ministri malvagi, ladri e malfattori generano, il re, grazie a queste attività pie, può accettare le tasse che i suoi subordinati gli versano. Così un re virtuoso può certamente godere in questo mondo e nella vita dopo la morte”.


50
Uno uomo che sale al governo, e che ritiene di essere uno ksatriya solo per una questione di nascita o di potere acquisito con l’inganno, in realtà è solo uno ksatra-bandhu, uno ksatriya di casta privo di vere qualità.


51
I figli indegni delle famiglie reali sono chiamati ksatra-bandhava.


52
A volte uno guerriero non accetta le istruzioni dei saggi. Questa impudenza è dovuta al fatto che egli è nato in una famiglia di ksatriya. Mancando quindi dell’umiltà tipica dei brahmana, egli ha il cuore pieno di collera e non riesce ad ascoltare i consigli dei saggi. Un tale ksatriya non ha le qualità necessarie per dirigere un regno.


53
Ogni volta che gli ksatriya trascurano le istruzioni dei saggi ed eruditi, devono essere spodestati e sostituiti con dirigenti migliori.


54
L’abito regale si addice a un re, a uno ksatriya, ma quando un uomo di livello inferiore si veste abusivamente da re, sarà costretto a rivelare la sua vera identità appena uno ksatriya autentico gli lancerà una sfida.




55
Se il re ksatriya che segue i principi morali non sbaglia mai, viene considerato un rajarsi e quindi non deve essere mai condannato.




"Quando il regime monarchico viene abolito il mondo intero si riempie di ladri che si gettano sui sudditi indifesi come su tanti agnelli smarriti”.


56
“Eroismo, potenza, determinazione, ingegnosità, coraggio in battaglia, generosità e abilità direttiva sono le qualità naturali che emergono nelle attività dello ksatriya”.



57
Un re ksatriya che nella sua umiltà si sente un indegno rappresentante dell’ordine regio, che aspira sempre alla misericordia dei saggi, deve essere considerato anch’egli una grande anima, degno del ruolo di re.



58
Un re ksatriya deve sempre aspirare a diventare un nuovo Rama-rajya, un re ideale come Sri Rama.



59
Il re ksatriya impara fin dall’infanzia a compire i sacrifici e i digiuni, inoltre viene educato nell’elevata scienza del raja-dharma, l’attività prammatica dei re.




60
Gli ksatriya devono essere molto esperti nelle Scritture vediche, ma non devono mai esercitare la professione di precettori, bensì impiegare le loro energie per eliminare ladri, briganti, trafficanti e altri elementi indesiderabili della società


61
“Il buon nome di un re ksatriya, la durata della sua vita e la sicurezza di una nascita favorevole svaniscono quando nel suo regno gli esseri sono atterriti dai malfattori. È certamente il primo dovere del re alleviare le sofferenze degli infelici”.



62
Un re le cui azioni non sono in contrasto con i principi degli “ksatriya nati-due-volte”, può essere considerato un uomo divino.


63
L’impresa più gloriosa per uno ksatriya consiste nel tener fede ai principi morali e a farli rispettare dagli altri nonostante le avversità. Tali principi si fondano su quattro regole di base: l’austerità, la pulizia, la misericordia e la veridicità.


64
“Il dovere supremo del re ksatriya è dare ogni protezione alle persone che rispettano la legge e punire coloro che si allontanano dai precetti della moralità anche in tempi ordinari, fuori da ogni circostanza eccezionale”.



65
Lo ksatriya sa che i malfattori devono essere banditi dallo Stato. Questo è l’unico modo per spazzare via la corruzione.



66
Gli ksatriya devono cooperare con gli uomini saggi per il benessere della società: con la loro saggezza essi illuminano gli uomini sulla conoscenza perfetta, mentre gli ksatriya assicurano loro ogni protezione.


67
Lo ksatriya deve governare il mondo secondo le direttive dei saggi  eruditi e qualificati.




68
Lo ksatriya deve diventare il padre di re saggi che possono guidare il popolo verso la virtù e la liberazione dalla sofferenza; in altre parole, è un santo dovere del re generare un degno erede al trono.



69
Solo grazie all’abile governo degli ksatriya e alla loro protezione, si possono sviluppare in uno Stato gli alti principi della moralità a beneficio di tutti gli esseri viventi.


70
"Queste sono le qualità che il re ksatriya deve sviluppate se vuole governare il regno in modo impeccabile:
1) la veridicità, 2) la purezza, 3) l’intolleranza dell’infelicità altrui, 4) l’eroismo, 5) il potere di controllare la collera, 6) la potenza, 7) la soddisfazione interiore, 8) l’onestà, 9) l’equilibrio mentale, 10) il controllo dei sensi, 11) la determinazione, 12) il senso di responsabilità, 13) l’imparzialità, 14) l’equanimità, 15) la lealtà, 16) la conoscenza, 17) la devozione per Dio, 18) il distacco dal piacere materiale, 19) l’influenza, 20) il coraggio in battaglia, 21) il compimento del giusto dovere, 22) la destrezza, 23) l’ingegnosità, 24) la generosità, 25) il valore, 26) la precisione nell’azione, 27) la fermezza, 28) la fedeltà, 29) l’assenza di orgoglio, 30) la capacità di governare”.


71
Queste sono le qualità che regolano la vita di uno ksatriya, un uomo può essere considerato tale solo se le sue attività, nate dalla propria natura, corrispondono a tali principi descritti nell’eterno e sacro codice morale.


72
Queste sono le vie della virtù, ma anche della pace e della prosperità universale tracciate dai re santi e costituiscono “il principio ksatriya, l’eterno e sacro codice del guerriero”.

 

 

 

 

 

 

 


Video Intervista  "Per un Mondo Migliore"

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Novembre 2018 16:31)