Ksatriya Dharma - Scuola di Arti Marziali per la Formazione di Guerrieri
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D H A N U R V E D A

l’Arte  Marziale  Originale

 

Il DHANURVEDA è la più antica Arte Guerriera del mondo, origine di tutte le Arti Marziali. Essa risale a più di 5000 anni or sono e fa parte della vastissima scienza dei Veda (dal Brihat Sarnagadhara Paddhati), gli antichissimi Testi Sacri scritti in sanscrito, patrimonio culturale dell’India e del mondo intero.  Il Maestro fondatore dell’Accademia Ksatriya-Dharma, Murari-Caitanya Dasa ha fatto tradurre il Dhanurveda, l’antico testo indiano che tratta della scienza del tiro con l’arco e dell’arte marziale vedica.  Dopo circa 27 anni di pratica di arti marziali cinesi e giapponesi, il Maestro Murari-Caitanya Dasa pratica oggi le arti marziali indo-vediche come la Gatka, il Krabi Krabong, Mae Mai Muai Thai, il Kalaripayattu, il Tiro con l’Arco Asiatico ecc.., tutte discipline “frammenti” del Dhanurveda, che sono all’origine dei più importanti stili di arti marziali del mondo.  Il Maestro sta portando avanti un’importante opera di restauro col solo scopo di riportare alla luce il Dhanurveda, il più antico e completo sistema di lotta del pianeta.



Vari Sistemi di Lotta

Della tecnica originale del Dhanurveda oggi rimangono il Dhanurvidya, il Tiro con l’Arco dei Guerrieri Asiatici (India, Mongolia, Cina, Thailandia, Giappone, Ungheria, Turchia ecc..); il Thang-Ta, l’Arte Marziale dei Guerrieri di Manipur (Nord India); la Gatka, l’Arte Marziale dei Guerrieri Sikh (Punjab, Nord India); il Kalaripayattu, l’Arte Marziale dei Guerrieri del Kerala (Sud India);  il Vajramushti, l’Arte Marziale dei Guerrieri del Gujarat (India occidentale, ai confini col Pakistan); il Silambam, l’arte marziale dello Sri Lanka e Malesia (Sud India); il Musti Yuddha, l’antico pugilato di Benares (o Varanasi, Nord India); il Krabi Krabong, l’Arte Marziale della Guardia Reale Thailandese; il Marma-vidya, lo studio dei punti vitali (Kerala).

 

 

La diffusione all’esterno dell’India

 

Come abbiamo descritto nel paragrafo “Vari Sistemi di Lotta”,  ancora oggi sono molti i frammenti appartenenti al Dhanurveda originale. Dalla loro frammentazione, e fusione con sistemi di combattimento autoctoni di ogni paese, nascono la maggior parte dei sistemi di lotta più diffusi in Asia.In breve il principale motivo di diffusione è stata la monarchia degli antichi Maharaja, essendo anticamente l’impero Vedico molto esteso, comprendendo tra gli altri il Pakistan, parte del medio oriente ed arrivando all’odierna Cambogia, i regni subordinati ai vari imperatori hanno subito l’influenza della cultura Vedica e di conseguenza la scienza militare dell’epoca, il Dhanurveda. Indubbie sono oltretutto le molteplici influenze che la cultura Indo-Vedica abbia apportato a differenti popolazioni, es. la greca, essendo entrambe facente parti di un’unica grande matrice culturale: quella Ariana. Non tutte le scuole di Arti Marziali ovviamente concordano con la teoria dell’origine Vedica, ma noi nel rispetto dell’opinione di tutti, vi presentiamo il risultato della nostra ricerca.Per comprendere meglio come l’arte marziale a partire dall’India si sia diffusa dapprima in tutta l’Asia (Indonesia, Tibet, Cina, Vietnam, Giappone, Thailandia,  Corea ecc..) e poi nel resto del mondo (dal Medio Oriente che fa parte dell’Asia sud-occidentale, all’Occidente, come la Grecia, l’Impero Romano ed altri paesi Europei) vi invitiamo a leggere il Capitolo sulla Storia delle origini  per conoscere ulteriori dettagli.

 

 

 

Prima Suddivisione

(5000 anni fa)


  • Dal Dhanurveda nascono tutti i sistemi di lotta più antichi ancora oggi praticati in India, Malesia, Thailandia e Cambogia. Nella seconda suddivisione essi danno vita ad ulteriori arti marziali sparse per tutto l’Oriente.

 

Dronacharya insegna il Dhanurveda al grande guerriero Arjuna.

 

Seconda Suddivisione

(da 2000 anni fa fino al secolo attuale)

 

  • Dal Dhanurvidya nascono tutti i sistemi di Tiro con l’Arco Asiatico (ad esempio il tiro con l’arco mongolo, quello turco ecc), compreso il Tiro con l’Arco da Cavallo;
  • Dal Thang-Ta nasce il Kung-fu Tibetano e quello del Wudang;
  • Dal Kalaripayattu nasce la Gatka, lo Shaolin Kung-fu, e l’antico Jujutsu o Ju-jitsu (Questa teoria a riguardo del Ju-jitsu, è stata portata avanti da alcuni ricercatori e studiosi, essa si basa su dei racconti storici tra India e Giappone e sulla somiglianza tecnica delle leve articolari);
  • Dal Krabi Krabong, Mae Mai Muai Thai, nasce la Box Thailandese o Muay Thai e il Bokator in Cambogia;
  • Dal Musti Yuddha nasce la lotta Mongola, il Sandà, la Box moderna e vari sistemi di lotta sul ring;

Le diverse tecniche a mani nude sopra riportate, arrivate fino in Grecia diedero origine al Pancrazio.

 


 

Terza Suddivisione

 

  • Dal Bokator nasce la versione moderna Pradal Serey, nota anche come Khmer-boxing;
  • Dal Kung-fu Tibetano nascono vari stili di Kung-fu cinesi (di influenza Buddista);
  • Dal Kung-fu del Wudang nascono vari stili cinesi comprese alcune scuole di Tai-chi-chuan (di influenza Taoista);
  • Dallo Shaolin Kung-fu nascono centinaia di stili in tutta la Cina tra cui il Wing-chun, mentre i Giappone nasce il Kempo e in seguito il Karate;
  • Dal Jujutsu (Ju-jitsu) nasce lo Iaido, l’Aikijutsu e in seguito l’Aikido;
  • Come risposta alla Muay Thai e al Sandà, nasce recentemente in Giappone la Kick-boxing, misto tra Karate e Box.

 

 

Per questioni pratiche sono stati elencati solo i maggiori sistemi di lotta che discendono direttamente del Dhanurveda e a loro volta gli stili asiatici più diffusi, tuttavia, molti sono ancora gli stili antichi e le loro suddivisioni legati in un modo o nell’altro al Dhanurveda.

 

 

 

 

VIDEO - DHANURVEDA


 

La storia delle origini

Esistono svariate storie sull’origine delle arti marziali nel mondo, ma poche hanno qualcosa di accreditato. Al di là della lotta per accaparrarsi il titolo di arte marziale più antica, ogni paese in oriente ha la presunzione di affermare che l’arte marziale ha avuto origine proprio in quel luogo. La storia, i ritrovamenti archeologici e le Scritture più antiche del pianeta non lasciano dubbi e soprattutto non lasciano spazio alle fantasie e alla presunzione. Credere o no che l’arte marziale abbia avuto origine da Dio, la Persona Suprema e che esista eternamente nel mondo spirituale, non vuole essere una nostra presunzione, ma per grande rispetto delle Sacre Scritture, noi accettiamo questa conclusione a nome di tutti coloro che sono animati da una coscienza spirituale, che volgono sempre l’intelligenza, i sensi e il pensiero versò il sé spirituale; in parte questo spiegherebbe anche il perché di tanta pratica da parte di tutte le arti marziali tradizionali sull’aspetto mistico e spirituale; dalla meditazione, alla respirazione per lo sviluppo delle energie sottili, dalla concentrazione, al controllo dei sensi, alla pratica dei mudra, dal forte senso del dovere nel seguire un codice morale, all’immenso rispetto dovuto al proprio maestro, dal canto dei mantra e in particolare della sacra sillaba OM all’adorazione del fondatore del sistema praticato e molto altro ancora. Queste pratiche, non sono altro che alcune delle fasi più importanti dell’astanga-yoga, lo yoga in otto parti (yoga lett. unione con l’Assoluto). Lo yoga permette di controllare i sensi e la mente e di unire l’essere individuale con l’Essere Supremo, Sri Krishna.


Sri Kesava (Krishna), nell'istante in cui sta uccidendo il demone Keshi. Questo demone (Keshi), nella forma di un cavallo, era stato mandato dal re Kamsa per eliminare Krishna, ma ha trovato la morte per mano del Signore Supremo.

 

Studiando lo yoga si apprende che dopo lungo tempo a livelli molto avanzati della pratica si possono sviluppare dei poteri mistici chiamati siddhi o perfezioni dello yoga. Queste perfezioni dello yoga sono del tutto identiche con i poteri descritti nei racconti storici dei più grandi guerrieri dell’Asia antica. Di queste pratiche e di molti rituali vedici come l’offerta dell’incenso, il cerimoniale del saluto prima dell’allenamento, la consacrazione del luogo di allenamento e delle armi, ne troviamo moltissimi esempi in guerrieri come i monaci del tempio Shaolin, i Samurai, gli Shintoisti, i guerrieri tailandesi nella pratica del Krabi Krabong e molti altri ancora, come ad esempio gli stili indonesiani.

 

Kamsa, afferrato la sciabola e lo scudo fece roteare la sua lama, ma non poté impedire al Signore onnipotente, Sri Krishna, lo afferrasse. Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, il rifugio dell’intera creazione, con un solo colpo fece rotolare giù la corona di Kamsa, poi afferrandolo per i lunghi capelli lo trascinò giù dal trono fino all’arena. Là, lo scaraventò a terra  e cavalcioni sul petto lo tempestò di pugni finché la sua forza vitale non lo abbandonò.


Perché tutte queste pratiche strettamente legate allo yoga e alla cultura dei Veda? E perchè credere che le arti marziali non hanno nessun nesso con la Verità Assoluta così ampiamente descritta nei Veda? Nonostante questa premessa è doveroso soddisfare anche la curiosità di coloro che sono tendenzialmente materialisti o che più semplicemente si dichiarino scettici a tutto ciò che non può essere dimostrato con prove scientifiche. Noi accettiamo l’opinione e rispettiamo le convinzioni di tutti, specialmente quando il dialogo è aperto in modo costruttivo e non distruttivo. Se c’è rispetto della persona e della cultura, allora ci può essere dialogo e crescita personale per ognuno di noi. Come abbiamo già detto, la storia e i ritrovamenti archeologici danno ampia veduta sul luogo di nascita dell’arte marziale in questo pianeta. Per comprendere come l’arte marziale si è diffusa nel mondo, dobbiamo prima capire da dove è partita. Non possiamo dichiarare di conoscere un corso d’acqua, se non sappiamo dove si trova la sua fonte. Così, una volta individuata la fonte, possiamo risalire il fiume e gustare la meravigliosa acqua pura che ne sgorga. Le arti marziali sono la stessa cosa. Le arti marziali di oggi, diffuse in tutto il mondo, sono come fiumi che hanno fatto un lungo percorso. Noi tutti sappiamo che un fiume fa molta strada prima di raggiungere il mare, attraversando città e industrie che scaricano dentro i loro rifiuti. Chi è che oggi berrebbe l’acqua di un fiume nei pressi del mare sapendo tutto ciò che ha attraversato? Anticamente era diverso ma oggi non ci si può fidare. Così, le arti marziali, per quanto siano nobili e affascinanti, hanno perso gran lunga del loro splendore a causa del loro lungo viaggio, dalle origini fino ai giorni nostri. Risalire alla fonte ci aiuterà, non solo a gustarne il sapore originale, la ‘ fragranza perduta ’,  ma anche a comprendere come siano state diffuse nel resto del mondo.

Esistono molte cause riguardo all’esportazione dell’arte marziale dalla madre India. Noi esamineremo alcune delle più importanti.

 

 

Sri Krishna, la Persona Suprema, istruisce Arjuna

sul campo di battaglia di Kuruksetra

 

 

 

L’impero monarchico nella cultura vedica

 

Molti non sanno che la monarchia era presente in India migliaia di anni fa e che sembra avere avuto origine proprio dalla cultura vedica. Il sistema di suddividere la società in caste e di affidare il popolo ad uno Stato monarchico è dettagliatamente descritto nelle Sacre Scritture indiane. Sembra che il re sia il rappresentate di Dio in terra, e che a lui sono affidati il difficile compito di guidare il popolo attraverso il delicato equilibrio tra coscienza spirituale e prosperità materiale. Questo argomento potrà essere compreso meglio leggendo l’ottavo capitolo “il principio ksatriya”, contenuto in questo libro.  A quanto pare, il re per essere qualificato a svolgere il suo compito, deve essere un grande esperto di kala-vidya (l’arte marziale) e di bhakti-yoga (la devozione a Dio).

 


Tutto il sapere vedico, arte marziale compresa, era detenuto dalla casta dei brahmana (i sacerdoti) che a loro volta insegnavano alla società in base alle qualità di ognuno. I brahmana conoscevano i segreti delle arti marziali, che tuttavia non potevano metterle in pratica per il loro voto di non-violenza, insegnavano dunque tale conoscenza agli ksatriya, che al contrario potevano usare la violenza per una giusta causa. Le giuste cause erano difendere gli anziani, le donne, i bambini, le mucche, gli animali indifesi, gli innocenti, i deboli e molte altre categorie contenute nel codice morale.   Così l’arte marziale era insegnata da sempre ai re e ai principi di tutte le dinastie dell’india antica, perché essi, appartenenti alla casta guerriera erano considerati gli amministratori e i protettori del popolo. Dovuto a ciò, l’arte marziale ha avuto modo di diffondersi in tutto il mondo per diverse cause. Prima di tutto per il controllo di tutte le terre emerse da parte di alcuni imperatori dell’India. Tra questi ricordiamo l’Imperatore Anaranya  e i suoi discendenti come Dasarath e Sri Rama, il re ideale, il glorioso Prithu Maharaja, l’imperatore Bharata (da cui la Terra prese anche il nome di “Bharata-varsa”), l’imperatore Pandu e i suoi successori, come il figlio Maharaja Yudhisthira e suo nipote, l’ultimo grande imperatore, Maharaja Pariksit. Tutti questi grandi imperatori e molti altri ancora avevano stabilito la cultura vedica della razza ariana in tutta l’India e nei territori esterni all’india. Ad esempio la Tailandia, la cui cultura monarchica e religione deriva dall’India, ha preservato fino ai giorni nostri una delle più spettacolari ed efficaci arti guerriere vediche, il Krabi Krabong, arte marziale praticata nel nome di Sri Rama, settima incarnazione di Krishna. Per migliaia di anni è stato praticato soltanto dai re e dalla guardia reale, motivo per cui è rimasta intatta fino a oggi. L’arte marziale, insieme con la cultura ariana, fu diffusa nel mondo principalmente a causa di questi grandi imperi.

 

 

 

 

 

Bodhidharma e il tempio di Shaolin

Quasi tutti gli appassionati di storia delle arti marziali sanno che molti stili praticati in Asia derivano dal kung-fu cinese. In Cina si contano oggi migliaia di stili di kung-fu e quasi tutti derivano dall’antico monastero di Shaolin. Famosa è la frase che descrive il monastero Shaolin, come la ‘ culla delle arti marziali ’. Gli storici affermano che il fondatore dell’arte marziale all’interno del monastero fu il monaco Bodhidharma proveniente dall’India. Originariamente egli era un principe ksatriya, quindi educato nella pratica del kala-vidya, l’arte marziale e nel bhakti-yoga, la scienza della devozione a Dio. Egli, prese i voti come monaco buddista abbandonando la vita di corte. Una volta arrivato in Cina egli diffuse non solo la dottrina del buddismo, ma anche i segreti dell’arte marziale originale vedica. Questa è stata, senz’altro, la terza e non ultima causa della diffusione dell’arte marziale fuori dall’India.

 

 

 

I re superstiti dall’ira di Parasurama

Noi tutti occidentali siamo discendenti di quegli ksatriya superstiti che sfuggirono dall’ascia di Parasurama, l’avatara guerriero.

Come vedremo nella storia riassuntiva di Parasurama (nell’ultimo capitolo della prima parte del libro) Egli si infuriò terribilmente quando la classe monarchica si degradò abbandonando il codice morale e i principi religiosi. Iniziò dunque lo sterminio di tutta la classe dirigente e non vi fu ksatriya in grado di tener testa all’ascia e all’arco di Parasurama; questa devastazione di guerrieri portò molti di loro a fuggire in occidente portando parte della cultura vedica anche in quei luoghi che non erano stati toccati dal dominio dei grandi imperatori. Purtroppo però, non  solo l’arte marziale perdeva parte del suo splendore originale, ma questi eventi segnarono l’inizio della monarchia decaduta che porta fino agli infelici regni del medioevo europeo che conosciamo bene. È dovuto solamente a questo che la monarchia e di conseguenza l’arte marziale hanno avuto cattiva fama negli ultimi millenni in Europa e non solo.

Lo Srimad-bhagavatam descrive alcune razze di ksatriya che hanno colonizzato diverse parti del mondo una volta uscite dall’India. Le province di “Kirata, Huna, Andhra, Pulinda, Pulkasa, Abhira, Sumbha, Yavana, Khasa e altre ancora, tutte ugualmente dedite anticamente ad attività peccaminose.

Questa è stata un'altra causa della diffusione dell’arte marziale originale fuori dall’India.

 

Maneggiando lascia e le frecce, Sri Parasurama, l'avatara guerriero, faceva a pezzi scudi, stendardi, archi e i corpi dei soldati nemici.  Questi cadevano sul campo di battaglia bagnando il terreno con il loro sangue.

 

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Dhanurveda

E' la scienza dell'uso delle armi, da dhanur che significa "arco". Impiantato su un forte senso morale ed etico, il Dhanurveda affronta il problema della difesa e della guerra con scientificità e rigore. Descrive con minuzia di particolari il codice etico che i guerrieri dovevano osservare, i differenti tipi di armi, la formazione dell'esercito, la cura degli animali – soprattutto cavalli ed elefanti – impiegati in battaglia. I testi sono suddivisi in quattro sezioni: iniziazione dello studente, ruolo dello studente, maestria nell'arte delle armi e il loro uso. Le armi si distinguono in shastra e astra; efficaci le prime per il loro potere intrinseco e per l'abilità nell'usarle, le seconde per il potere evocato dal mantra. I guerrieri erano sottoposti a una disciplina severa e a regole ben precise tra cui il divieto assoluto di colpire i civili o i nemici che si arrendevano; la battaglia doveva essere circoscritta al campo di guerra; un guerriero non poteva essere attaccato durante i preparativi del combattimento o se disarmato; di notte, il campo nemico doveva essere rispettato e i combattimenti ripresi solo con la luce del giorno.        L'uso delle armi era rigorosamente ristretto alla difesa dei deboli, degli asceti che svolgevano pratiche meditative, uomini santi, mendicanti, donne e bambini. In una cultura in cui il bene sommo, paramo-dharma, è la non-violenza, ahimsa, la guerra si mostrava come ultima alternativa per preservare il dharma, la giustizia. Un tema complesso, ancora estremamente attuale, quello di conciliare la non-violenza e la necessità di difendere i principi del bene anche con la guerra. Questo si colloca nella visione stessa della manifestazione retta sugli opposti che di per sé non hanno valenza negativa; infatti, nella società vedica nessun valore era posto come assoluto, dal momento che tutto nella manifestazione è comunque relativo. La tradizione vuole che i 6000 versi del Dhanurveda siano stati trasmessi dal Signore Shiva a Parashurama, da cui proseguì la tradizione (paramparaya) con Vasishtha, Vishvamitra, Drona, Bhoja e ancora altri. Il Dhanurveda si fonda principalmente sullo Yajur-veda ed era indirizzato alla classe dei guerrieri, kshatriya il cui scopo primario era la difesa del popolo e del dharma.

 

dalla pagina Dhanurveda sul sito www.hinuism.it:

http://www.hinduism.it/induismo-dhanurveda.html

 

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 15 Settembre 2016 09:51)